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ASSOCIAZIONE CULTURALE FONS PERENNIS

 

Tra Ascesi e religiosità, un confine sottile
Introduzione al ciclo di conversazioni 2007/2008



Il programma delle conversazioni previsto per quest’anno costituisce un impegno preso dall’Associazione culturale verso le persone che ci onoreranno della presenza, ma soprattutto con se stessa. In un tempo in cui è stato già scritto e detto tutto o quasi tutti, nella maniera migliore possibile, da autorevoli esponenti della Tradizione, presentare un simile programma, dall’altisonante titolo “Tra Ascesi e religiosità, un confine sottile” da parte di un gruppo che a malapena ha superato l’analfabetismo, può sembrare quasi un sacrilegio.
Pur consapevoli di ciò, abbiamo inteso volerci porre un obiettivo molto ambizioso: studiare profondamente questi temi, cercare costantemente delle piccole intuizioni che riescano a far comprendere (cum prendere, prendere in sé) più che capire (cap ire, livello mentale) tutto ciò che ci è stato meravigliosamente tramandato dal mondo della Tradizione, con i suoi Dèi, i suoi miti ed i suoi simboli.
Tuttavia, quelli che appaiono in prima battuta nostri limiti possono rappresentare altresì i nostri migliori alleati: sappiamo che nessuno di noi è nelle condizioni di perdersi in vuoti intellettualismi di maniera in base ai quali la conoscenza dettagliatissima (intellettuale, appunto) di tutti gli aspetti culturali legati alla Tradizione rischia di rendere quest’ultima disanimata, spenta, morta; dal momento che questo non è il caso, abbiamo un’unica speranza di approcciare i temi della Tradizione: VIVERLA! Di più: tentare di vivificarla con la nostra opera quotidiana. La cultura in questa prospettiva è vero colere. Solo e soltanto in questa prospettiva, vogliamo essere un’Associazione “Culturale”.   
Durante l’estate, quando si raccolgono i frutti del lavoro svolto nel corso dell’anno ma si affilano anche gli intenti per la stagione seguente, quando tra le montagne la notte è rischiarata dal bagliore dei fuochi accesi, il silenzio calava raramente a sommergere la goliardia del gruppo. Ma quando ciò accadeva era un silenzio pieno di significato, stabiliva un contatto profondo tra gli uomini.
Il buio della notte esprimeva chiaramente lo stato in cui ci troviamo.
Come ci siamo spesso sentiti dire, non esistono guide, non ci sono i maestri.
Tutto vero.
Cosa fare allora, arrendersi alla notte?
In queste situazioni il fuoco esprime tutta la forza dirompente: anima le nostre azioni, le illumina, le purifica. Il silenzio, più devastante del colpo del maestro Zen allorché il discepolo non riesce a superare lo stato mentale, è la base dell’opera.
Non ci arrenderemo!
Il sacrilegio vogliamo compierlo! Meglio sacrileghi che pecoroni belanti con l’occhio spento!
Per carattere, per indole, ma soprattutto per volontà il nostro intento è quello di ricercare, di riscoprire, di rianimare il mondo della Tradizione!
Prometeo rubò il fuoco agli Dèi e per questo fu punito da un avvoltoio che ogni giorno gli divorava il fegato, che ricresceva di notte. Ma quando Ercole lo liberò, state pur certi che riprovò il tentativo eroico! Ulisse vagò, errò, sbagliò: ma il punto essenziale è che cercò. Il folle volo ulisseo è cantato dallo stesso Dante nell’Inferno.
Faber est quisque suae fortunae!
Ognuno raccolga le forze in sé.
Si prendano gli auspici.

Fons Perennis è in marcia.

Che il Sé sia benedetto!

 

ASS. CULT. FONS PERENNIS VIA STAMIRA 21 ROMA