ASSOCIAZIONE
CULTURALE FONS PERENNIS
Chiarimenti
in merito alle modalità di lavoro
In
sede di avvio delle attività del sesto anno di vita
dell’Associazione Culturale Fons Perennis, riteniamo opportuno
offrire alcuni spunti di chiarimento sulle modalità di lavoro
e sulla natura della stessa.
In
termini generali, è opportuno chiarire come Fons Perennis
rappresenti un sodalizio tra uomini il cui obiettivo comune è il
tentativo di vivere secondo i principi dettati dalla Tradizione.
In questa prospettiva, tutte le attività sono ispirate al
lavoro interiore e alla formazione di individui che colgano nell’attività esterna
i frutti e i riscontri di un percorso finalizzato all’elevazione
spirituale. Tale è l’insegnamento diretto ricevuto
da chi ci ha preceduto.
L’attenzione è dunque rivolta principalmente verso
l’interiorità dell’uomo e – solo in via
mediata – verso l’azione concreta. Di conseguenza,
il compito principale per chi vive pienamente l’Associazione
si concretizza nel costruire una resistenza interiore al processo
di decadenza inevitabile che caratterizza l’attuale fase
di conclusione del ciclo. Ciò non va interpretato come un
rifiuto di un confronto diretto con le vicende concrete quanto,
piuttosto, è il punto cardine da cui si può e si
deve ripartire.
Le
attuali condizioni storiche impongono uno sforzo creativo innovativo
per adempiere al difficile compito di mantenere accesa la fiaccola
della Tradizione. Il piano d’azione deve assolutamente prescindere
da qualsiasi legame con manifestazioni politiche esteriori che
rappresentano pesanti fardelli per un serio percorso di evoluzione
del sé dal momento che, il più delle volte, impongono
di stringere compromessi per finalità tutt’altro che
nobili: al contrario, l’azione deve puntare direttamente
alla costituzione di uomini LIBERI dotati di solidi e luminosi
valori spirituali.
Questa è una scelta che intende tutelare la libertà di
espressione sia dei singoli soci nell’ambito dell’Associazione
Culturale, i quali in tal modo sono posti nelle condizioni di poter
apportare il contributo che reputano più adeguato secondo
le proprie specifiche inclinazioni interiori, che di quest’ultima
nei confronti del Mondo esterno. Contrariamente, si rischierebbe
di dover stringere patti faustiani con chi vede nelle
realtà associative serbatoi di persone (sic!) e non strumenti
ispirati al miglioramento delle interiorità degli individui.
È nostra certezza che che quanto esposto non rappresenti
nulla di nuovo per chi ha inteso fondare la propria esistenza sulla
coerenza tra lavoro interiore e azione esterna; per contro, tale
precisazione si impone per la nostra generazione che si trova sempre
più frequentemente di fronte al bivio di vivere secondo
crismi disanimati e materialistici o di indulgere in romantici
nostalgismi mancando in entrambi i casi di ispirare la propria
esistenza all’aristocratico principio dell’ascesi inteso
come esercizio virile della volontà.
Buon lavoro! |